Alcune nenie e ninna nanne, riprodotte sulla base di ricerche effettuate presso gli anziani o tramandate di madre in figlio, consentono di ricreare durante lo spettacolo l’atmosfera dell’infanzia di ieri che non era fatta di TV e videogiochi ma di motivi materni e giocattoli artigianali, di gesti simbolici e filastrocche.

I balli dedicati al gioco (i balli “da pazziarelle” e “da zulle”) propongono, in uno stile inevitabilmente gioioso e vivace, i gesti e i giochi che pur nella loro semplicità, bastavano a divertire e stimolare nella fantasia i nostri nonni. 

Così le bimbe si dilettavano nell’1-2-3 stella, nel gioco del fazzoletto o nella vochetta (foto in basso), mentre i maschietti, sin da piccoli già più “virili”, si misuravano nel gioco dello schiaffo (foto in alto), nella morra, nel gioco du passett (foto di mezzo) o in quello travolgente da shcatt la bott.

E che dire dei giocattoli, veri e propri prodotti casarecci, che accompagnavano i gesti ludici della giornata: ricordiamo “u mazze e cuzz”, “’a rote”, “u monopattino”, “’a trottola”.

Tutti questi giochi però non toglievano il tempo ai ragazzi di esibirsi in filastrocche fatte di sfottò e di pettegolezzi, di soprannomi e di espressioni anche senza senso che erano un po’ quelli che oggi sono i motivi radiofonici dei nostri ragazzi.

 Tra quelle da noi proposte ricordiamo Ciripiripiccula, che parla dei primi corteggiamenti e del lato pettegolo delle donne del borgo, e Se mamme ‘nen me ‘nzore incentrata sul “cosa farò da grande” dei maschietti, già ansiosi di fare i marinai sulla scia dei loro papà.

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