La tradizione
A Termoli, come in altre città e regioni d'Italia, resistono ancora oggi
all'attacco del tempo e della evoluzione tecnologica alcuni canti
d'origine popolare tramandati di generazione in generazione. Proprio per
questo essi vengono definiti "canti ageografici" in
quanto non identificabili con un luogo preciso ma semplicemente derivanti
da ricorrenze religiose, tipico del Belpaese.
Tali
motivi canori sono tutt'oggi molto amati dal popolo termolese che continua
a riproporli, come da tradizione, nei giorni di ricorrenza attraverso
raggruppamenti di persone, più o meno organizzate per l'occasione,
attrezzate con i classici strumenti musicali e tradizionali del luogo
(fortemente influenzati, come tutta la tradizione termolese, da quella
partenopea).
La
prassi vuole che tali raggruppamenti di uomini e donne (queste ultime oggi
più presenti ma un tempo ben più rare) vadano in giro vestiti in modo
caratteristico, a seconda della tradizione, per le case della
città (un tempo quasi tutte campagne) a proporre il brano di turno ricevendo in cambio dell'esibizione
soldi oppure beni commestibili, segno di devozione da parte dei fedeli che
hanno ascoltato.
Il
ricavato generalmente viene condiviso dalle persone che l'hanno ottenuto
mediante cenette, pranzi o quant'altro che vanno ad arricchire lo spirito
di gruppo che era alla base dell'iniziativa. Sarà per questo che i più
assidui cantori preferiscono girare per le campagne del luogo nella
certezza di restringere salsicce, formaggi e buon vino?...
Gli strumenti
Gli strumenti tipici delle nostre zone che vengono adoperati per l'animazione di questi canti popolari sono:
I canti
Venendo
dunque ai canti popolari della tradizione termolese a cui facevamo
riferimento sopra, ne ricordiamo tre:
La caratteristica comune a tutti e tre i brani è quella che li vuole
eseguiti il giorno prima delle ricorrenze a cui si riferiscono e cioè
alla Epifania del 6 gennaio, alla ricorrenza di S. Antonio Abate il 17
gennaio e a quella di S. Sebastiano il 20 gennaio.
I
testi dei brani sono molto attinenti alla storia della ricorrenza a cui
fanno riferimento. Sentiamo parlare infatti dei Re Magi, della Cometa
e di Betlemme nel canto della Pasquetta e, come prevedibile, delle
vite dei santi Antonio abate e Sebastiano negli altri due canti.
Riguardo
alle composizioni sia della musica che dei testi non si conoscono gli
autori e pertanto restano attribuiti ad anonimi.
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1.
E domani è la Pasquetta 2.
Apparirono in una grotta, |
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3.
Su nel cielo una cometa
4.
Con incenso, mirra e oro |
5.
Quella stella dall'Oriente
6.
Notte santa e risplendente, |
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1.
Io dall’Egitto vengo,
2. Era un vecchio barba lunga,
Elemosina … date a un povero …
3.
Una veste ed un cordone
4.
Sant’Antonio alza la mano
Elemosina … date a un povero …
5. Sant’Antonio l’abbiamo cantato |
Motivetto popolare finale
6. E a gatte ca coda ricce |
Nato presso Eracleopoli nel Medio Egitto nel 251d.C., Antonio Abate
è uno dei fondatori del monachesimo orientale e perciò chiamato
"padre dei monaci". Dopo la morte dei genitori distribuì
infatti tutti i suoi averi ai poveri e nel 270 si ritirò nel deserto
della Tebaide dove cominciò la vita di penitente. Lì lo raggiunsero
numerosi discepoli e perciò fondò varie comunità anacoretiche in
Egitto. Sostenne i martiri nella persecuzione di Diocleziano e si adoperò
moltissimo contro l'eresia ariana aiutando sant'Attanasio nelle sue lotte.
Lo stesso sant'Atanasio ne scriverà la biografia. Morì presso
Afroditopoli nell'anno 356 d.C..
Per ascoltare il canto clicca qui
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Per vedere il corteo lungo le vie cittadine clicca qui
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Il filmato (della dimensione di
circa 125 Mb)
è relativo alla rappresentazione del 1998. Rispetto a quella edizione oggi
qualche personaggio e qualche dettaglio artistico sono cambiati ma la
sostanza è rimasta la stessa.
Essendo questo il canto tradizionale che ormai da dodici anni a Termoli viene
riproposto in grande stile dall'Associazione Culturale
'A Paranze per le vie cittadine, riportiamo qui di seguito un
breve profilo storico della vita del santo ed il testo integrale del
canto. La lettura di queste righe assieme al canto, al bando di condanna a
morte, al corteo con vesti d'epoca romani e alla rappresentazione teatrale
del processo tra Sebastiano Massimiano e Diocleziano, vanno a formare la
performance che il gruppo 'A Paranze dedica a questa tradizione ogni anno
il 19 gennaio e, da cinque anni, il 7 agosto, in quella che è la versione
estiva per i turisti ma, soprattutto, per tutti quei termolesi che,
costretti ad emigrare altrove, non possono più seguire il canto nella sua
data originale.
- La vita di S. Sebastiano -
Sebastiano nasce a Narbona, una fiorente città della provincia romana, in Gallia, nel secolo II d.C.; dopo alcuni anni di studio trascorsi a Milano, si trasferisce a Roma dove intraprende l’arte della guerra.
Per la sua intelligenza e per il suo bel portamento, presto viene preso in benvolere dagli imperatori Massimiano e Diocleziano che lo nominano tribuno e gli affidano il comando della prima coorte pretoriana.
Sebastiano, pur ottemperando in modo esemplare al servizio del comando assegnatogli, col passar dei giorni si converte sempre di più al Cristianesimo svolgendo così un’intensa attività caritatevole verso i bisognosi e dando alta testimonianza della propria fede cristiana.
Durante la persecuzione che Diocleziano ordina contro i cristiani Sebastiano viene scoperto ed insieme ad altri amici, dopo un sommario processo, viene condannato a morte. L’esecuzione riservatagli è la stessa riservata ai ribelli ed ai traditori: legato ad un palo, saettato e lasciato dissanguare sul posto fino a che la morte non sopraggiunga. Il supplizio lo lascia esanime ma non morto.
Irene, madre di Castolo, se ne accorge e lo fa trasportare dagli amici del figlio nella sua casa dove, dopo lunghe e caritatevoli cure, Sebastiano guarisce completamente.
Un giorno però Sebastiano incontra Diocleziano presso i Gradus Heliogabali e lì lo accusa duramente,
rimproverandogli di perseguitare i cristiani. L’imperatore allora, in seguito a questo nuovo affronto,
lo fa imprigionare nuovamente e comanda di bastonarlo a morte.
Questa volta Sebastiano perisce ed il suo corpo, gettato nella Cloaca Massima, viene ritrovato dalla pia donna Lucina che lo seppellisce nelle catacombe site sull’Appia Antica, presso il luogo dove sono state temporaneamente deposte le salme degli apostoli Pietro e Paolo.
Più tardi, in quello stesso luogo, sorgerà una basilica, tuttora esistente, dapprima dedicata agli Apostoli ma in seguito, nel tardo Medio Evo, intitolata a San Sebastiano, ormai così venerato da divenire terzo patrono di Roma.
Fin dalla remota antichità le frecce rappresentano il simbolo della peste, perciò Sebastiano è assunto dalla Chiesa come protettore contro questa piaga, nonché contro la polmonite.
La sua ricorrenza si rinnova ogni anno il 20 di gennaio.
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